
Sommario
dei poeti e delle poesie
(cliccare sui titoli delle
poesie)
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Nazim
Hikmet
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(Biografia) Ti amo come - Sei - Il più bello |
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Mahmoud
Darwish
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Una tessera |
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Ibn
Hamdis
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Lancia di cera |
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F.
Garcìa Lorca
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Passaggio della siguiriya |
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Pablo
Neruda
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(Biografia) La notte nell'isola- Bella - Il vento nell'isola |
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E.M.
Cioran
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Nemesi |
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Saffo
|
Ad Afrodite (traduz. Salvatore Quasimodo) |
|
'Alì
Ahmad Sa'Id - "Adonis"
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(Biografia) poesie da inserire |
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Grazia
Dormiente
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Inno al Mediterraneo |
|
José
Joaquin Porras
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Soneto al Mediterraneo |
NAZIM HIKMET
Biografia
Esponente della cultura turca del Novecento, nacque a Salonicco nel
1902. Personalità poliedrica, fu poeta, autore di teatro, romanziere,
saggista e giornalista. Durante gli anni venti visse in Russia, dove ebbe
contatti con le avanguardie e in particolare con Majakovkij. Rientrato
in Turchia, nel 1938 fu condannato a una lunga detenzione in carcere per
la sua opposizione al regime di Ataturk. Rimesso in libertà nel
1950, si stabilì a Mosca, dove morì nel 1963.
Ti amo come
"Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo."
Sei
"Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d' estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro."
Il più bello
"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto."
(dedicata a Francesca, 1942)
Una tessera
Scrivi:
Sono un arabo;
la mia tessera porta il numero cinquantamila;
ho otto figli, la prossima estate il nono nascerà.
Ti dispiace forse?
Scrivi:
Sono un arabo;
lavoro in una cava coi colleghi della miseria.
I miei figli sono otto per i quali dalla roccia
devo trovare il pane,
l'abito ed il quaderno, non ti chiedo elemosina;
né mi umilio davanti alla tua soglia.
Ti fa forse rabbia?
Scrivi:
Sono un arabo;
senza nome e senza titolo.
Sono paziente in un paese
dove tutto bolle di furia e d'impeto.
Le mie radici si sono stabilizzate qua
prima del nascere del tempo,
prima dell'inizio dei secoli,
anteriormente ai cipressi, agli oliveti
ed al crescere dell'erba.
Mio padre è un compagno dell'aratro,
non un figlio di signori possidenti.
mio nonno pure era un contadino
privo di nobiltà e di appoggio.
la mia casa è una baracca d'un guardiano
fatta di rami e di canna.
Ti piace forse questa mia posizione?
Sono senza nome e senza titolo.
Scrivi:
sono un arabo
dai capelli color carbone
e dagli occhi bruni.
La mia descrizione:
una cuffia e un akal mi coprono il capo;
ho le mani dure come una roccia,
fatte dure apposta per graffiare,
chi le oserebbe toccare?
Il cibo più squisito per me
è composto di olio e di timo...
il mio indirizzo è:
un villaggio disarmato... dimenticato.
Dalle vie senza nome
e da gli uomini che lavorano,
tutti in un prato o alla cava,
ma tutti amano la cavalleria.
Ti dispiace forse?
Scrivi:
sono un arabo,
al quale hai rubato la vigna ereditata dai nonni
la terra che abbiamo sempre coltivato
io e tutti i miei figli.
Altro non hai lasciato a noi,
né ai futuri nipoti,
che queste rocce...
e forse vero che il governo vostro
mi ruberà pure queste rocce,
come si sta dicendo?...
Allora scrivi quanto segue;
scrivilo a capo della prima pagina:
"Io non odio gli altri,
e non odio nessuno;
ma ...
se avrò fame
mangerò allora la carne a chi mi ruba!
Attenzione...
guardatevi dalla mia fame
e dalla mia ira!"
IBN HAMDIS
"Una lancia di cera
confitta nel Candelabro,
con la sua cuspide di fiamma.
Si bruciano al fuoco
le sue viscere e la
sua pupilla piange
lacrime d'oro"
F. GARCIA LORCA
Passaggio della
siguiriya
Tra nere farfalle
una bruna ragazza cammina
con un bianco serpente
di nebbia.
Terra di luce,
cielo di terra.
Cammina incatenata al fremito
di un ritmo che non finisce mai;
ha il cuore d'argento
e nella destra un pugnale.
Dove vai siguiriya,
con un ritmo senza capo?
Quale luna accoglierà
il tuo dolore di pietra e di oleandro?
Terra di luce,
cielo di terra.
PABLO NERUDA
Biografia
1904 Neftali Ricardo Reyes Basoalto nasce il 12 luglio a Parral, nel
Sud del Cile. Poco dopo gli muore la madre. 1920 Vince un concorso di poesia
alla Festa della Primavera di Temuco. 1923 Pubblica il suo primo volume:
Crepusculario. 1933 E’ console a Buenos Aires, dove conosce F. García
Lorca. 1939 A Parigi, è console per l’ emigrazione dei profughi
cileni repubblicani. 1945 E’ eletto senatore e si iscrive al partito comunista.
Riceve il premio nazionale di letteratura. 1966 E oggetto di una violenta
polemica da parte di intellettuali cubani per un suo viaggio negli Stati
Uniti su invito del PEN Club. 1971 Riceve il Premio Nobel per la Letteratura.
1973 Muore a Santiago de Chile il 23 settembre.
La notte nell'isola
"Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l' acqua.
Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.
Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.
Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l' oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d' improvviso
in mezzo all' ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Nè la notte nè il sonno
poterono separarci.
Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d' acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda."
Bella
"Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l'acqua
apre un ampio lampo di spuma,
cosí è il sorriso del tuo volto,
bella.
Bella,
dalle fini mani e dagli esili piedi
come un cavallino d'argento,
che cammina, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.
Bella,
con un nido di rame intricato
sulla testa, un nido
color di miele cupo
dove il mio cuore arde e riposa,
bella.
Bella,
gli occhi non ti stanno nel volto,
non ti stanno nella terra.
Vi son paesi, vi son fiumi
nei tuoi occhi,
la mia patria sta nei tuoi occhi,
io cammino in mezzo ad essi,
essi danno luce al mondo dove io cammino,
bella.
Bella,
i tuoi seni sono come due pani fatti
di terra cereale e luna d'oro,
bella.
Bella,
la tua cintura il mio braccio l'ha fatta come un fiume quando
è passato mill'anni per il tuo dolce corpo,
bella.
Bella,
non v'è nulla come i tuoi fianchi;
forse la terra possiede
in qualche luogo occulto
la curva e l'aroma del tuo corpo,
forse in qualche luogo,
bella.
Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
il tuo essere, la tua luce, la tua ombra,
bella, tutto è mio, bella,
tutto è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre."
Il vento nell'
isola
"Il vento è un cavallo:
senti come corre
per il mare, per il cielo.
Vuol portarmí via: senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.
Nascondimi, tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.
Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.
Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi
all'amore che ci brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.
Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell'ombra,
mentre, sommerso
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposero, amor mio."
E.M.CIORAN
Nemesi
Costeggio l'abisso ove il mio perduto Dio
si appresta a sprofondare. Sulla proda del baratro
nuda è disvelata colei che sta nascosta.
Tremo, perché uomo e succube della Necessità;
non l'accetto e la muto in costretta sembianza,
ma così disattesa, storta, fatta apparenza,
la Verità mi rende schiavo della sua assenza.
SAFFO
AdAfrodite
O mia Afrodite
dal simulacro
colmo di fiori,
tu che non hai morte,
figlia di Zeus,
tu che intrecci inganni,
o dominatrice,
ti supplico,
non forzare l'anima
mia
con affanni né
con dolore;
ma qui vieni. Altra
volta a mia voce
udendo di lontano
la preghiera
ascoltasti, e lasciata
la casa del padre
sul carro d'oro
venisti.
Leggiadri veloci
uccelli
Sulla nera terra
ti portarono,
dense agitando
le ali per l'aria celeste.
E subito giunsero.
E tu, o beata,
sorridendo nell'immortale
volto
chiedesti del mio
nuovo patire,
e che cosa un'altra
volta invocavo,
e che più
desideravo
nell'inquieta anima
mia.
"Chi vuoi che Péito
spinga al tuo amore,
o Saffo? Chi ti
offende?
Chi ora ti fugge,
presto t'inseguirà,
chi non accetta
doni, ne offrirà,
chi non ti ama,
pure contro voglia,
presto ti amerà."
Vieni a me anche
ora;
liberami dai tormenti,
avvenga ciò che l'anima mia vuole:
aiutami, Afrodite.
(traduzione
di S. Quasimodo)
'ALI
AHMAD SA'ID - "ADONIS"
nasce in Siria nel 1930. Laureatosi in filosofia, si trasferisce in
Libano, dovrà vivrà per molta parte della sua vita.
Attualmente vive a Parigi. Dopo un periodo di militanza poltica nelle
file di sinistra, si è dedicato all'attività letteraria.
Centrale nella sua produzione è il concetto di meditarreità
della Poesia in lingua Araba. Fra le opere di Adonis, la raccolta Canti
di Mihyar il Damasceno è stata tradotta integralmente in francese
(Paris, Sindbad '83).
Saggio: Introduzione alla poetica araba
Attualmente è considerato il più grande Poeta arabo vivente.
GRAZIA DORMIENTE
Inno
al Mediterraneo
Azzurro Titano
dalle braccia spumose
grondanti mitiche
risonanze
ridoni approdi
al Vascello del
destino.
Fiume immenso
mèmore di
prodigiose odissee
lungo lidi di sperdute
frontiere
dissemini fiorite
stagioni.
Compagno del vento
raccogli i sussurri
e preghiere
e gioioso infrangi
il silenzio
di obliati templi
e castelli.
Antico veggente
ritessi miraggi
e speranze
sentieri ammalianti
delle tue onde
scintillio di gemme
ai naviganti.
Saggio di millenni
oltre le sponde
della memoria
disperdi dei popoli
gli anni corsari
rinsecchiti di
sale e di sangue.
Eco di canti divini
ripeti del cielo
la cosmica libertà.
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(*) "Inno al Mediterraneo"è
stato composto da Grazia Dormiente, poetessa, studiosa appassionata
di storia, arti e tradizioni popolari, che lo ha dedicato a Franco Venerando,
Presidente della
FondazioneMediterranea, in occasione del Meeting
Internazionale Mediterraneo(l'Anno del Vascello, Kamarina, Ottobre
1993), da cui nacque l'Associazione internazionale COMEN-ConferenzaMediterranea.
Ecco la dedica: "Al carissimo Franco Venerando, che sa interpretare
nel profondo le voci mediterranee per l'augurale viaggio dell'Uomo, messaggero
di Pace e di Civiltà, lungo le rotte della Storia e della Vita,
dedico l'Inno al Mediterraneo, composto in occasione del Meeting Internazionale
Mediterraneo. Con l'affetto di sempre e con la gratitudine dell'amicizia,
quale autentico "porto" dell'affinità dell'Arte e dello Spirito.
JOSE' JOAQUIN PORRAS
Soneto
al Mediterráneo
Centro y Mar activa, brava y serena
culmen hoy de guerras ayer seguidas!
Mitos y leyendas, todas vividas.
Olas de sentires ... sobre tu arena.
Crisol que unifica, cultura abierta
Festamento eterno, tal su rigueza.
Femor que no asusta, por su belleza.
Universo Vestal, que el sol calienta.
Cubren tus riberas, de Mar hermoso
el mas puro latin y adoramiento.
Alimento de amor, mas que goroso.
El bañar de la arena ... es tu locuna
y el unir tus pueblos, un sentimiento
que laureando tu nombre ... el sueño augura.