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Medio
Oriente
il tormentato cammino della Pace |
Sommario:
10
anni di eventi -
Israele,
venti anni a inseguire la Pace
• 22 maggio 1990:
lo Yemen del Nord e lo Yemen del Sud, dopo lunghi negoziati,
giungono all'unificazione.
• 2 agosto 1990:
l'Irak invade il Kuwait, che accusa di fare una politica
di ribasso del prezzo del petrolio e contro il quale rivendica il possesso
di un'area ricca di petrolio. L'ONU, pochi giorni dopo, stabilisce (con
la sola astensione dello Yemen e di Cuba) un embargo commerciale, finanziario
e militare. Già il 7 agosto, con l'accordo del governo saudita,
truppe e aerei americani sono inviati in Arabia Saudita. Saddam Husayn,
tuttavia, dichiara l'annessione del Kuwait, e invita tutti gli Arabi e
i musulmani a liberare La Mecca. I Palestinesi vedono in Saddam un liberatore
e ne appoggiano la causa; anche la Giordania (in cui i Palestinesi sono
la maggior parte della popolazione) si rifiuta di condannare Saddam.
• 10 agosto 1990:
la Lega araba si mostra divisa, ma in un summit al Cairo
decide, a stretta maggioranza, di condannare l'Irak e d'inviare un contingente
militare in Arabia. Della coalizione anti-irakena fanno parte, oltre ai
paesi del Golfo, anche Egitto, Siria, Marocco. Saddam vincola il proprio
ritiro dal Kuwait al ritiro israeliano dai Territori occupati e al ritiro
siriano dal Libano.
• 29 novembre 1990:
Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU (con il voto contrario
di Cuba e Yemen e con l'astensione della Cina) autorizza l'uso della forza
per ristabilire la sovranità del Kuwait, a partire dal 15 gennaio
1991.
• 17 gennaio 1991:
ha inizio l'operazione "Tempesta nel Deserto". Dalle
portaerei nell'Oceano Indiano e dalle basi nella penisola araba e in Turchia,
gli aerei della coalizione anti-irakena iniziano una serie di bombardamenti
sull'Irak e sulle postazioni irakene in Kuwait. Nei giorni successivi,
Israele è colpito da missili irakeni, ma non reagisce; non riesce
così il tentativo irakeno di far uscire dalla coalizione i Paesi
arabi.
• 24 febbraio 1991:
l'operazione "Tempesta nel deserto" si conclude con una
breve e violentissima offensiva terrestre che libera il Kuwait e costringe
l'Irak a una resa senza condizioni. I danni alle città e alle strutture
industriali provocati dal breve conflitto sono ingentissimi. Il regime
di Saddam, pur in difficoltà, regge; insurrezioni degli sciiti nel
sud e dei Curdi nel nord dell'Irak sono represse nel sangue. Due milioni
di Curdi cercano di fuggire verso la Turchia e l'Iran. Nell'aprile successivo,
l'ONU impone all'Irak precise condizioni per un definitivo cessate il fuoco:
riconoscimento delle frontiere con il Kuwait ed eliminazione delle armi
di distruzione di massa. Saddam pone, negli anni seguenti, molti ostacoli
a un effettivo controllo internazionale. Ancora nel gennaio 1993 avrà
luogo un attacco missilistico americano di rappresaglia contro Baghdad.
L'embargo dell'ONU, negli anni successivi, porta l'Irak, tenuto ai margini
dalla comunità internazionale, a una gravissima crisi economica.
• 6 marzo 1991:
per trovare una soluzione al problema palestinese, riportato
in primo piano durante la guerra del Golfo, il presidente americano George
Bush inizia un'intensa serie di contatti con le parti interessate. In Israele
il governo conservatore di Yitzak Shamir mostra nell'agosto seguente qualche
cauta apertura a un dialogo con la Siria e gli Arabi. Nel giugno, re Hussein
di Giordania (uscito indebolito dalla guerra del Golfo per l'appoggio dato
a Saddam) cerca di rilanciare un processo di pace proponendo contatti diretti
fra la Giordania e Israele.
• 31 ottobre 1991:
iniziano a Madrid i negoziati fra israeliani e - separatamente
- Siriani, Libanesi, Giordani/Palestinesi. A varie riprese, gli incontri
proseguono fino all'estate 1992.
• 23 giugno 1992:
il Partito laburista vince le elezioni in Israele. Il
nuovo primo ministro, Yitzak Rabin annuncia che obiettivo prioritario del
nuovo governo sarà la costituzione di un regime di autonomia nei
Territori occupati. Cessa di conseguenza l'insediamento di coloni nella
Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Nei mesi seguenti, le trattative sono
comunque sospese per lunghi periodi in conseguenza di azioni di rappresaglia
israeliane nel sud del Libano e dell'espulsione (nel dicembre 1992) di
415 Palestinesi accusati di appartenere all'organizzazione terroristica
Hamas.
• 24 marzo 1993:
Ezer Weizman è eletto presidente di Israele. Succede
a Chaim Herzog.
• 14 aprile 1993:
Israele accetta la risoluzione dell'Onu che impone il
suo ritiro dalla Cisgiordania e da Gaza.
• 13 settembre 1993:
dopo una serie di incontri segreti, accordo fra Israele
(con il suo primo ministro Rabin) e l'OLP (con Arafat) sulla creazione
di una regione autonoma palestinese nella Striscia di Gaza e nella città
di Gerico. L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina annuncia
il riconoscimento di Israele. L'accordo (che fra l'altro prevede il ritiro
delle forze israeliane entro la primavera 1994) trova contrasti sia nella
destra israeliana e presso i coloni, sia all'interno dell'OLP, e la rivolta
dell'intifada (iniziata nel 1987) tende a inasprirsi.
• dicembre 1993:
un "accordo fondamentale" fra il Vaticano e Israele segna
la riconciliazione fra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico. Le relazioni
diplomatiche saranno ufficialmente inaugurate il 15 giugno 1994.
• gennaio e febbraio 1994:
i contatti per il perfezionamento dell'accordo fra Israele
e OLP proseguono (Peres e Arafat si incontrano al Cairo il 10 febbraio
per firmare gli "accordi sulla sicurezza").
• 25 febbraio 1994:
un estremista israeliano uccide decine di palestinesi
in preghiera nella moschea di Hebron. Dopo il massacro (e gli scontri che
vi fanno seguito) aumentano le pressioni internazionali per una più
rapida conclusione delle trattative. Durante l'anno si moltiplicano gli
attentati, soprattutto ad opera degli estremisti islamici di Hamas, che
però non sembrano arrestare il processo di pace.
• 4 maggio 1994:
al Cairo vengono firmati gli accordi fra Israele e OLP
per le modalità di applicazione dell'autonomia palestinese. Maggio
- luglio 1994: guerra civile in Yemen, per il tentativo di secessione del
Sud. Dopo aspri scontri, Aden viene occupata dalle truppe del Nord e il
30 luglio, con la mediazione della Russia, si giunge al cessate il fuoco.
• 26 ottobre 1994:
firma del trattato di pace fra Israele e Giordania.
• marzo 1995:
massiccia offensiva dell'esercito turco contro le basi
dei separatisti curdi nell'Irak settentrionale.
• 1 maggio 1995:
il presidente americano Clinton decreta l'embargo contro
l'Iran, accusato di favorire il terrorismo degli integralisti islamici
e di preparare la bomba atomica.
• 25 maggio 1995:
le trattative fra Israele e la Siria portano a un accordo
preliminare per dare il via alla smilitarizzazione delle alture del Golan.
• 28 settembre 1995:
a Washington Arafat e Rabin firmano l'accordo per l'estensione
dell'autonomia alla Cisgiordania. Entro marzo 1996 l'autonomia, già
riconosciuta ai Palestinesi di Gaza e di Gerico, sarà estesa ad
altre sette città della Cisgiordania (fra cui Betlemme, Nablus e
parzialmente Hebron).
• 15 ottobre 1995:
in Irak Saddam Husayn è rieletto presidente.
• 4 novembre 1995:
Yitzak Rabin viene assassinato a Tel Aviv, durante una
manifestazione per la pace, da un estremista ebreo; il giorno dopo viene
nominato primo ministro Shimon Peres.
• 24 dicembre 1995:
alle elezioni anticipate in Turchia, affermazione degli
islamici (RP, Partito della prosperità).
• 20 gennaio 1996:
prime elezioni nelle Regioni autonome palestinesi: Arafat
viene eletto presidente con l'88,1% dei voti. Uno dei primi atti del nuovo
Consiglio dell'Autonomia dovrà essere, secondo gli accordi, la cancellazione
degli articoli della Costituzione che prevedono la distruzione dello stato
d'Israele. Ancora a fine febbraio, però, alcuni attentati di estremisti
palestinesi in Israele rendono incerto il futuro degli accordi.
• 29 maggio 1996:
elezioni in Israele. Con l'avanzata elettorale dei partiti
religiosi, vince di strettissima misura il leader del Likud, Benjamin Netaniahu,
che afferma di voler continuare il processo di pacificazione, rivedendone
però tempi e priorità. Nel dicembre successivo, una risoluzione
dell'ONU definisce illegale la decisione di Israele di imporre la propria
giurisdizione su Gerusalemme est.
• 8 luglio 1996:
in Turchia si insedia per la prima volta un governo presieduto
da un islamista, N. Erbakan.
• 2 settembre 1996:
in Irak l'esercito sferra un'offensiva contro le fazioni
dei Curdi filo-iraniani nel nord del paese, in zona interdetta dall'ONU.
La pronta rappresaglia degli USA (lancio di missili su obiettivi militari)
provoca reazioni negative nel mondo arabo.
• 11 - 27 settembre 1996:
in Afghanistan i Talebani (studenti di religione), islamici
fondamentalisti, ben armati, con una rapida avanzata giungono a occupare
gran parte del paese, compresa la capitale Kabul, rovesciano il governo
e instaurano un regime che impone la legge islamica.
• 9 dicembre 1996:
entra in vigore la risoluzione dell'ONU n. 986, che autorizza
l'Irak a vendere petrolio per acquistare viveri e medicinali.
• 15 gennaio 1997:
nuovo accordo fra Israele e l'Autorità palestinese
per il ritiro dell'esercito israeliano da Hebron e dalla Cisgiordania fra
il marzo 1997 e l'agosto 1998. Ma già nel marzo 1997 l'accordo entra
in crisi per la decisione del governo israeliano di costruire un quartiere
ebraico a Gerusalemme est. Le difficoltà si acuiscono dopo alcuni
attentati suicidi a Gerusalemme. Anche la liberazione da parte di Israele
del capo spirituale del movimento integralista di Hamas non ha effetti
significativi.
• 23 maggio 1997:
in Iran viene eletto presidente della repubblica Mohamed
Khatani, che esprime le tendenze moderate e il desiderio di cambiamento
di giovani, donne e intellettuali.
• 20 giugno 1997
dopo le dimissioni in Turchia (per le pressioni dei militari)
di Erbakan, diventa primo ministro Mesut Yilmaz (dell'ANAP, il Partito
della Madre Patria, di tendenze di destra); egli è fautore di una
linea di governo laica, che prevede un maggiore aggancio all'occidente
e all'economia di mercato.
• ottobre - novembre 1997:
nuova tensione fra gli USA e l'Irak, dopo la cacciata,
da parte di Saddam Husayn, degli ispettori statunitensi della commissione
ONU per la verifica del disarmo irakeno. Nelle Nazioni Unite c'è
comunque forte opposizione all'ipotesi di un intervento militare, minacciata
dal governo americano. Dopo un breve periodo in cui la crisi sembra rientrata,
la tensione sale di nuovo dopo che, il 13 gennaio 1998, Saddam Husayn impedisce
nuovamente le ispezioni agli Americani. All'inizio del febbraio gli USA
concentrano imponenti forze aeronavali nel Golfo, sostenendo che non sono
necessarie altre risoluzioni dell'ONU per un eventuale attacco. Russia,
Cina e Francia insistono nei tentativi diplomatici, la Gran Bretagna appoggia
la posizione degli Stati Uniti.
• 16 gennaio 1998:
in Turchia viene dichiarato fuori legge il partito islamico
Refah
(Partito del benessere), che è il maggior partito dell'opposizione
e di maggioranza relativa. L'accusa è di avere attentato alla laicità
dello stato dopo la vittoria alle elezioni del 1995.
• 22 febbraio 1998:
la mediazione del segretario dell'ONU Kofi Annan in Irak
spinge Saddam ad accettare, senza condizioni, le ispezioni dell'ONU anche
nei "siti presidenziali" (dove si sospetta vengano prodotte armi per la
distruzione di massa).
• luglio 1998:
in Afghanistan i viene decisa la chiusura delle scuole
per ragazze e dei centri professionali femminili. Prosegue l'avanzata dei
talebani nella riconquista della parte settentrionale del paese.
• settembre 1998:
tensione fra Iran e Afghanistan per l'uccisione di un
gruppo di diplomatici iraniani ad opera di una fazione dei talebani. Manovre
militari dell'esercito iraniano presso il confine.
• 24 ottobre 1998:
accordo, firmato negli Stati Uniti grazie alla pressione
di Clinton e alla mediazione di re Hussein di Giordania, fra Israele e
Autorità palestinese, per il ritiro israeliano dal 13% del territorio
della Cisgiordania.
• Novembre
1998:
ennesima crisi fra Stati Uniti e Irak; l’intervento armato
viene evitato in extremis per la resa di Saddam, che accetta incondizionatamente
le ispezioni dell’ONU.
• 25 novembre 1998:
si dimette in Turchia il governo di Mesut Yilmaz, per
accuse di corruzione.
• 14 dicembre 1998:
nel corso di una visita del presidente americano Clinton
nei territori dell’Autorità palestinese, il Consiglio dell’OLP vota
la cancellazione dal proprio statuto della clausola che impone la distruzione
di Israele. L’applicazione degli accordi di ottobre sembra riprendere vigore.
• 16 dicembre 1998:
in seguito a un rapporto degli ispettori dell’ONU, in
cui si afferma che Saddam ha violato gli accordi, viene effettuato un massiccio
bombardamento anglo-americano sull’Iraq. Reazioni contrastanti nel mondo.
• 21 dicembre 1998:
crisi di governo in Israele. Le elezioni si dovrebbero
tenere il 17 maggio 1999.
• 7 febbraio 1999:
muore re Hussein di Giordania. Alcune settimane prima
della morte, il sovrano aveva designato, come successore, il figlio Abdallah.
• 16 febbraio 1999:
Abdullah Ocalan, il leader del Pkk (Partito dei lavoratori
curdi, d’ispirazione marxista, in lotta armata contro la Turchia dal 1984)
viene catturato in Kenia e condotto in Turchia. Le circostanze dell’arresto
non sono del tutto chiare. Nelle settimane precedenti, dopo la partenza
dall’Italia, Ocalan era stato segnalato in vari luoghi d’Europa e si trovava
forse da una decina di giorni nell’ambasciata greca di Nairobi. Manifestazioni
dei Curdi in vari stati europei, dirette soprattutto contro le ambasciate
e i consolati di Grecia.
• Marzo - aprile 1999:
in Afghanistan, con la mediazione dell’ONU i talebani
accettano un accordo di pace con l’opposizione del comandante Massud, che
prevede la creazione di un governo di unità nazionale. I negoziati,
che si prolungheranno ad aprile, dovrebbero concludere venti anni di guerra
civile. A metà aprile, però, le trattative sembrano interrotte
e i combattimenti riprendono.
• 18 aprile 1999:
elezioni anticipate in Turchia. Drastico calo del partito
islamista, mentre cresce di molto il Movimento nazionalista, un partito
di estrema destra. Al primo posto il partito del premier uscente Ecevit.
• 17 maggio 1999:
elezioni in Israele: vince di larga misura il candidato
laburista Ehud Barak. I primi punti del suo programma sono: trattare il
ritiro di Israele dal Libano meridionale e dare attuazione agli accordi
di Way Plantation. Al suo trionfo non corrisponde però un'uguale
affermazione del suo partito; Barak dovrà dunque dare vita a un
governo di larga coalizione. Le trattative si protraggono fino al 30 giugno,
quando è varato un governo che esclude il Likud e comprende il partito
Shas degli ortodossi.
• 29 giugno 1999:
il processo a Ocalan in Turchia si conclude con la condanna
a morte. È previsto un processo di appello e poi la decisione finale
dovrà essere presa dal parlamento. Forti pressioni dell'UE per la
sospensione della sentenza, mentre il PKK dichiara di abbandonare la lotta
armata.
• 8-14 luglio 1999:
manifestazioni di protesta degli studenti in Iran, contro
l'ala conservatrice del regime islamico. La protesta, originata dalla decisione
di un tribunale religioso di chiudere un giornale riformista, sfocia in
violenti scontri a Teheran e a Tabriz, dopo l'intervento, contro gli studenti,
della polizia segreta e dei "guardiani della rivoluzione". Gli scontri
provocano cinque morti e qualche centinaio di arresti. Il presidente Khatami,
a cui gli studenti fanno riferimento e che sembrava in un primo momento
appoggiarli, prende le distanze dal movimento e invita le università
a mantenersi nella legalità e nell'ordine. La fase degli scontri
violenti si chiude con un'imponente manifestazione di appoggio al regime.
• 4 settembre 1999:
con la mediazione del presidente egiziano Mubarak, viene
firmato l'accordo fra Israele e Autorità palestinese per il ritiro
israeliano da una parte dei territori occupati in Cisgiordania, già
deciso a Way Plantation. Pochi giorni dopo, l'Alta Corte israeliana vieta
l'uso della tortura da parte dei servizi segreti negli interrogatori dei
prigionieri sospettati di attività terroristiche.
prossimi aggiornamenti
Israele, venti anni a inseguire la pace
Camp David, settembre 1978
Il presidente Usa Jimmy Carter riesce a portare nel Maryland il presidente
egiziano Sadat e il premier israeliano Menachem Begin. La pace di Camp
David tra Egitto e Israele è firmata nel 1979, e mette fine a una
guerra tra i due paesi durata 31 anni. Due anni dopo Sadat verrà
assassinato da un estremista arabo contrario alla pace.
Conferenza di Madrid, 1991
Il presidente Usa George Bush, il capo del governo spagnolo Gonzalez
e il presidente russo Gorbaciov invitano Israele, Siria, Libano, Giordania
e palestinesi a una conferenza di pace. Colloqui bilaterali e un inizio
di trattativa, che troveranno una definizione a Washington e a Oslo.
Oslo, il processo di pace (settembre 1993-maggio
1994)
Uno dei più lunghi e tormentati percorsi alla ricerca della
pace, il primo in cui Israele tratta direttamente con una delegazione palestinese.
Sotto la guida del super mediatore Usa Warren Christopher, nel settembre
1993 a Washington Israele e l'Olp firmano una Dichiarazione dei principi
che prevede cinque anni di transizione per il passaggio della striscia
di Gaza e di Jerico all'Autorità palestinese, la creazione di una
polizia palestinese, elezioni. Poi, nel maggio 1994 al Cairo la firma definitiva
tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, che decidono di affrontare in un altro
negoziato lo stutus di Gerusalemme e l'Autorità palestinese.
Dichiarazione di Washington, 1994
Il trattato di pace tra Israele e Giordania è firmato da re
Hussein e dal primo ministro israeliano Yitzhak Rabin. "Artefice" dell'accordo
è il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Nell'"Agenda" di
Hussein e Rabin l'impegno a risolvere pacificamente i problemi di confine,
di territori, di sicurezza, acqua, energia e della Valle del Giordano.
Accordo di Gaza, 1995
Le firme sono quelle di Rabin e Arafat, alla presenza di Bill Clinton.
Ritiro immediato di Israele da Betlemme, Jenin, Nablus, Qalqilyah, Ramallah
e Turkarm e da 450 villaggi. L'accordo per lo stutus di Hebron, di Gerusalemme
e di Gaza viene fatto slittare a un successivo negoziato, fissato tra la
primavera del 1996 e quella del 1999.
Wye Plantation, 1998
Con la mediazione ancora di Bill Clinton e del già malato re
giordano Hussein, il premier Benjamin Netanjahu e il presidente dell'Autorità
palestinese Yasser Arafat, dopo lunghissime trattative, raggiungono un
accordo in più punti. :
* Ritiro in tre fasi di Israele dal 13 per cento dei Territori della
Cisgiordania e passaggio di consegne del 14 per cento dei Territori controllati
dai palestinesi.
* L'Autorità palestinese si impegne a mettere in prigione 30
persone che Israele sospetta di terrorismo. Lo Stato ebraico si impegna
a liberare 750 detenuti palestinesi.
* La Carta dell'Olp: i palestinesi si impegnano a cancellare le clausole
sulla distruzione dello Stato di Israele.
* Corridoi tra la striscia di Gaza e la Cisgiordania, aeroporto palestinese
a Gaza e zona insustriale al confine tra Gaza e Israele.
(aggiorn.15 maggio 1999)
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