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VINCERE L'ODIO DENTRO DI NOI 
di DAVID GROSSMAN

Attacco terroristico agli USA -  Papà, perchè sono musulmana? - L'appello del PapaLe restrizioni dei Talebani alle donne afghane
RETROSPETTIVE - EVENTI: (Balcani, Algeria)

 
ATTACCO TERRORISTICO AGLI USA
Le torri gemelle del World Trade Center, con i loro 110 piani, vennero inaugurate dalla New York Port Authority nel 1970. Con la loro inconfondibile sagoma, che svettava sugli edifici della parte meridionale di Manhattan,
le ''Twin Towers'' sono state, fino alla costruzione nel 1998 delle Petronas Towers di Kuala Lumpur, gli edifici piu' alti del mondo. Il World Trade Center e' visitato ogni giorno da circa 70.000 persone, che si aggiungono agli oltre 50.000 colletti bianchi che lavorano negli uffici all'interno dell'intero complesso. Nel 1976, pochi anni dopo l'inaugurazione del World Trade Center, le torri erano state teatro del remake del colossal degli anni trenta King Kong. Furono infatti preferite all'Empire State Building, il grattacielo piu' famoso del mondo. Il 26 aprile scorso la New York Port Authority ha venduto il complesso immobiliare del World Trade Center, che comprende anche le famose ''torri gemelle'', al gruppo Silverstein Properties per 3 miliardi di dollari. Il 26 febbraio 1993, alle 12:20 (ora locale, le 18:20 in Italia), un' autobomba esplose nel garage sotterraneo, al livello B-2, sotto le torri gemelle del World Trade Center (Wtc), a un centinaio di metri da una stazione della metropolitana. I morti furono sei, i feriti 1.042, per la maggior parte intossicati dal fumo dell'incendio sviluppatosi subito dopo la deflagrazione. L'esplosione provoco' anche il crollo di un muro e del tetto della vicina stazione ferroviaria. Un treno venne danneggiato. L'attentato fu rivendicato da ben 90 telefonate. In seguito alle indagine vennero arrestate cinque persone. Il corpo della sesta vittima fu ritrovato il 16 marzo, durate la rimozione delle macerie. La maggior parte delle persone rimaste ferite si trovava nei piani alti delle Torri Gemelle, invase dal fumo: per evacuare la gente intrappolata negli uffici vennero usati anche gli elicotteri.

Papà, perché sono musulmana?
di TAHAR BEN JELLOUN

Le immagini della tragedia americana non hanno risparmiato i nostri figli. I commenti che hanno sentito a proposito dei terroristi e della loro appartenenza al mondo arabo e musulmano li preoccupano e li mettono in agitazione. Così, una delle mie figlie - ha sette anni - mi ha fatto questa domanda: Papà, ma io sono musulmana? Sì, come i tuoi genitori. E sono anche araba? Sì, sei araba, anche se non parli quella lingua. Ma lo hai visto anche tu alla tivù: i musulmani sono cattivi e hanno ammazzato un mucchio di gente. Non voglio essere musulmana.
E quindi che cosa farai?

D'ora in poi non mi rifiuterò più di mangiare maiale alla mensa scolastica.

Come vuoi. Però, prima che tu rinunci a essere musulmana, bisogna che ti spieghi che quei cattivi di cui parli non sono dei veri musulmani.

Ma hanno detto che sono Arabi...
Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Non tutti gli Arabi sono musulmani. Per esempio ci sono Arabi cristiani in Egitto, in Palestina, in Sudan...

Ho visto un vecchio con la barba che pregava come il nonno e poi prendeva un fucile e sparava su delle figure, lui è musulmano?
Se prega come il nonno, sì.

Perché quelli che hanno fatto quelle cose non sono dei veri musulmani?
Allah, come il dio degli Ebrei e dei Cristiani, proibisce di uccidere se stessi che si dice suicidarsi così come proibisce di uccidere le altre persone. Quindi, quelli che sono saliti sugli aerei e hanno ucciso i piloti con i coltelli per poi dirigersi sulle torri di New York, non seguono la religione musulmana e sono dei fanatici.

Che cosa vuol dire "fanatico"?
Fanatico è chi pensa di aver sempre ragione, chi vuole essere il più forte e se non sei d'accordo con lui diventa molto cattivo.

L'America non era d'accordo con quelli che hanno fatto cadere l'aereo sulla torre?
No, nessuno è d'accordo con loro: sono dei pazzi.

Ma perché sono pazzi?
Perché, quando erano ancora bambini e andavano alla scuola coranica, gli hanno insegnato che Allah vuole che vadano a uccidere i nemici dell'Islam e che poi li avrebbe fatti andare in paradiso.

Non capisco... per andare in paradiso bisogna uccidere?
Ma certo che no! Però glielo hanno fatto credere.

E loro ci credono davvero? Ma come hanno fatto a farglielo credere?
Gli hanno ripetuto tante volte la stessa cosa, portando ad esempio soldati morti in combattimento e citando un versetto del Corano che dice "Non dite di coloro che sono rimasti uccisi sul sentiero di Dio: essi sono morti! No! ...essi vivono...". E così finiscono per credere a quello che gli è stato ripetuto migliaia di volte.

Ma sono molto cattivi. Fanno morire delle persone per andare in paradiso!
E' una bugia.

Ma perché i loro capi gli dicono quelle cose?
Perché sono in guerra contro la gente che non la pensa come loro. E a loro non piace la musica, la pittura, la scultura, l'arte... la libertà: è per questo che diventano terroristi.

Papà, ma cosa vuol dire "terrorista"?
La parola "terrorista" contiene la parola "terrore", che significa una paura grandissima, uno spavento terribile, una cosa che fa tremare e perdere la testa. E' orribile.

Non capisco perché se quelle persone vogliono andare in paradiso non ci vanno da sole. Perché uccidono tanta gente e fanno tremare di paura quelli che non uccidono?
Non lo so, bambina mia, io sono come te e non riesco a capire per quale motivo dei giovani che hanno studiato, che hanno viaggiato per il mondo, che hanno goduto della libertà e dell'accoglienza dell'America, un giorno decidono di fare un massacro sacrificando le loro stesse vite. Lo fanno in nome dell'Islam, ma fanno male all'islam e ai musulmani. Non si tratta più di religione, nel loro caso, perché nessuna religione incita a uccidere degli innocenti, e l'Islam significa "entrare in pace" e non significa certo "uccidere degli innocenti". Insomma, è una follia che né tu né io possiamo capire.

Papà, ho paura, non riesco a dormire.
Non aver paura: io sono qui con te e i cattivi sono morti.

Ma ho sentito dire che ci sarà la guerra.
Quale guerra?

Non lo so, anche a scuola ci hanno detto che bisogna fare attenzione e che se si vede una borsa abbandonata in un angolo bisogna chiamare la maestra. Non lo so, ho paura.
Non devi preoccuparti, nonostante tutto la vita è bella! E tutto il mondo vuole aiutare le famiglie che hanno perso qualcuno in quella catastrofe.

Sai, non è mica vero che mangerò maiale!
(traduzione di elda volterrani)
(19 settembre 2001)


 
L'appello di Papa Giovanni Paolo II
Non usiamo la religione come motivo di conflitto
KAZAKHSTAN - Il Papa ha invitato cristiani e musulmani ad unirsi a lui, che domanda ''con tutto il suo cuore a Dio di tenere il mondo in pace''. Giovanni Paolo II lo ha detto ad Astana, dopo l'Angelus recitato al termine della messa domenicale. ''Da questa citta' del Kazakhstan - ha detto Giovanni Paolo II, con un pensiero aggiunto al testo che era gia' stato distribuito - una nazione che e' un esempio di armonia tra uomini e donne di diverse origini e fedi, desidero fare un forte appello a tutti i cristiani e ai seguaci di altre religioni, che possono lavorare insieme per costruire un mondo senza violenze, un mondo che ama la vita e cresce nella giustizia e nella solidarieta'''. ''Non dobbiamo permettere - ha aggiunto il papa - che cio' che e' accaduto porti ad un approfondimento delle divisioni. La religione non deve mai essere usata come motivo di conflitto VM

CITTA' DEL VATICANO - A meno di tre mesi dal viaggio in Ucraina, il Papa torna in altri due Paesi dell'ex-Urss, Kazakhstan e Armenia, lontani e diversi per conformazione, storia e religione, accomunati, in questi giorni dalla vicinanza con Paesi potenzialmente a rischio di attacco americano, dall'Afghanistan all'Iraq. Continua cosi' il giro di Giovanni Paolo II in Paesi dell'ex-Urss, intorno a Mosca, dove il Patriarcatro ortodosso non lo vuole. In otto anni e' stato nelle tre repubbliche baltiche, in Georgia e in Ucraina. Ora tocca ad altri due Stati. Sono Paesi lontani geograficamente (l'aereo del Papa impieghera' 6 ore ad arrivare in Kazakhstan, 4 per l'Armenia e quasi altrettante per tornare a Roma), lontani anche tra loro: l' Armenia e' stata la prima nazione al mondo ad aver riconosciuto il cristianesimo come religione di Stato, 1700 anni fa e il cristianesimo e' religione di quasi tutti gli armeni, (i 180.000 cattolici sono una minoranza dei 4 milioni di armeni), che hanno subito il primo genocidio del XX secolo, con circa due milioni di norti, voluto dai turchi (che contestano l'accusa). Nell' altro, il Kazakhstan, il cristianesimo e' bianco: gli ortodossi (circa 6 milioni a fronte di 8 milioni di musulmani) sono i russi che vi vennero da conquistatori, i cattolici (circa 350.000) sono soprattutto tedeschi, polacchi e ucraini, arrivati con le deportatazioni staliniane e oggi con forte tendenze al rientro nelle patrie avite, anche se la Chiesa cattolica kazaka e' considerata molto vivace. In comune, tutte le religioni hanno le persecuzioni subite durante gli anni dell'Urss, e non a caso, il Papa, sabato stesso, arrivando ad Astana si rechera' a pregare al monumento che ricorda le vittime della repressione. Cosi' come in Armenia andra' a quello che ricorda lo sterminio del 1915. Comune e' anche lo spirito, decisamente amichevole, col quale Giovanni Paolo II e' atteso. Invitato in Kazakhstan dal presidente della Repubblica ha vuto il ''benvenuto'' dei musulmani . Non arrivano grandi proteste neppure da Patriarcato ortodosso di Mosca, che tanto ha contestato la visita del Papa in Ucraina, considerata ''territorio canonico'' dell'ortodossia. Cosa non possibile in un Paese a maggioranza musulmana. Piu' polemico l'atteggiamento degli ortodossi di Mosca verso la visita in Armenia, anche se gli armeni non sono propriamente ortodossi. Essa avviene per invito, oltre che delle autorita' statali, del catholicos Karekin II, capo della Chiesa apostolica armena.
23/09/2001 09:26

Le restrizioni dei Talebani alle donne afghane
dall'Associazione Rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA)

La seguente lista offre solo un elenco abbreviato delle situazioni infernali che le donne Afghane sono costrette a vivere sotto i Talibani e non può riflettere pienamente le privazioni e le sofferenze delle donne. I talibani trattano le donne peggio degli animali. Infatti , anche se i Talibani dichiarano illegale tenere uccelli e animali in gabbia, essi imprigionano le donne afghane entro le quattro mura delle loro case. Le donne non hanno importanza agli occhi dei talibani se non per fare bambini, soddisfare i bisogni sessuali degli uomini o fare i lavori domestici. I fondamentalisti Jehadi come Gulbbudin Hekmatyar, Rabbani, Masood, Sayyaf , Khalili, Akbari, Mazari e i loro criminali Dostum hanno commesso i peggiori crimini contro le donne Afghane. e poichè sempre più aree vengono sotto il controllo dei talibani, anche se il numero delle violenze e dei crimini perpetrate contro le donne diminuisce, le restrizioni dei talibani - paragonabili a quelle del Medio Evo - continueranno a uccidere lo spirito della nostra gente privandoci dell'esistenza umana. Noi considerairmao i talibani più colpevoli e ignoranti dei Jehadis. Secondo il nostro popolo, 'i Jehadis ci stavano uccidendo con fucili e spade ma i Talibani ci stanno uccidendo col cotone'.

Le restrizioni e i maltrattamenti dei Talibani verso le donne includono:

1. Completo divieto per le donne di lavorare fuori di casa, il che vale anche per insegnanti , ingegneri e la maggior parte dei professionisti. Solo alcune donne medico e infermiere hanno il permesso di lavorare in alcuni ospedali a Kabul.
2. Completo divieto per le donne di attività fuori della casa se non accompagante da un mahram (parente stretto come un padre, un fratello o un marito)
3. divieto per le donne dii trattare con negozianti maschi.
4. Divieto per le donne di essere trattate da dottori maschi.
5. Divieto per le donne di studiare in scuole, universtià o altre istituzioni educative (I Talibani hanno convertito le scuole per ragazze in seminari religiosi)
6. Obbligo per le donne di indossare un lungo velo (Burqa) che le copre da capo a piedi.
7. Sono previsti frustate , botte e vilenza verbale per le donne non vestite secondo le regole Talibane o per le donne non accompagante da un mahram.
8. Frustate in pubblico per le donne che non hanno le caviglie coperte.
9. Lapidazione pubblica per le donne accusate di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio. ( Un mumero di amanti sono stati lapidati a morte per questa regola)
10. Divieto di uso di cosmetici. ( A molte donne con unghie dipinte sono state tagliate le dita)
11. Divieto per le donne di parlare o di dare la mano a uomini non mahram.
12. Divieto per le donne di ridere ad alta voce. (Nessun staniero dovrebbe sentire la voce di una donna)
13. Divieto per le donne di portare tacchi alti perchè produce suono quando camminano ( Un uomo non deve sentire i passi di una donna)
14. Divieto per le donne di andare in taxi senza un mahram
15. Divieto per le donne di essere presenti in radio, televisione, o incontri pubblici di qualsiasi tipo.
16. Divieto per le donne di praticare sport o di entrare in un centro sportivo o in un club.
17. Divieto per le donne di andare in bicicletta o motocicletta anche se con il mahram
18. Divieto per le donne di indossare vestiti colorati vivaci. In termini Talibani questi sono colori 'sessualmente attraenti'
19. Divieto per le donne di incontrarsi in occasioni di festa o per scopi ricreativi.
20. Divieto per le donne di lavare i vestiti vicino a fiumi o in luoghi pubblici.
21. Modificazione di tutti i nomi di luogo incluso la parola 'donna'. Per esempio, i 'giardini per donne' sono stati chiamati 'giardini di primavera'.
22. Divieto per le donne di apparire sui balconi dei loro appartamenti o case.
23. Pittura obbligatoria di tutte le finestre cosicchè le donne non possano essere viste da fuori delle loro case.
24. Divieto per i sarti maschili di prendere misure per le donne o cucire vestiti femminili.
25. Divieto di bagni pubblici femminili
26. Divieto per uomini e donne di viaggiare sugli stessi bus. I bus pubblici sono ora stati nominati 'solo per uomini' o 'solo per donne'
27. Divieto di pantaloni larghi anche sotto un burqa.
28. Divieto per le donne di fotografare o filmare.
29. Divieto di fare foto di donne per giornali e libri o di appenderle sulle pareti delle case e dei negozi.

A parte queste restrizioni sulle donne, i Talibani hanno:

- vietato di ascoltare musica sia agli uomini che alle donne.
- vietato a tutti di guardare film , televisione e video
- vietato di celebrare il capodanno (Nowroz) il 21 marzo. I Talibani hanno proclamato la festa non islamica.
- hanno tolto il Giorno del Lavoro (1 maggio) perchè è considerata una festa 'comunista'
- hanno ordinato che tutti i nomi non islamici siano cambiati in nomi islamici
- hanno obbligato i giovani afghani a tagliarsi i capelli
- hanno ordinato a tutti di scegliere nomi islamici se i loro nomi non sono islamici.
- hanno ordinato che gli uomini indossino vestiti islamici come il cappello
- hanno ordinato che gli uomini non si radino o non ornino le loro barbe che invece devono crescere lunghe per uscire da un nodo sotto il mento.
- hanno ordinato che tutti seguano le preghiere nelle moschee cinque volte al giorno
- hanno vietato di tenere piccioni e di giocare con uccelli considerandolo non islamico. Chi viola queste norme sarà imprigionato e gli uccelli uccisi. E' vietato anche far volare aquiloni.
- hanno ordinato a tutti gli spettatori che incoraggiano gli sportivi di cantare 'allah-o-akbar' (Dio è grande) e di non applaudire
- hanno vietato certi giochi come l'aquilone che è considerato non islamico
- chiunque sia trovato avere libri proibiti sarà punito con la morte.
- chiunque si converta dall'Islam a un'altra religione sarà punito con la morte.
- tutti gli studenti devono portare il turbante. Essi dicono : "Niente turbante, niente formazione".
- le minoranze non mussulmane devono portare un contrassegno distintivo o cucire un pezzo di tessuto giallo sui vestiti per differenziarsi dalla maggior parte della popolazione che è mussulmana.
Proprio come facevano i Nazisti con gli Ebrei. E così via ...
dall'Associazione Rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA)
 

RETROSPETTIVA  EVENTI - BALCANI



 
BALCANI, UNA PACE AMARA
CRIMINI DI GUERRA

NEL DUEMILA ALTRE 17 INDAGINI 

L'Aja, 26 dicembre 1999 - Il procuratore capo del tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, Carla del Ponte, ha annunciato per il 2000 l'apertura di 17 nuove inchieste per crimini commessi nei Balcani, in aggiunta alle 19 in corso. Le inchieste che verranno avviate riguarderanno 150 sospetti ''di alto rango'', ha tenuto a precisare la Del Ponte, annunciando peraltro l'apertura di importanti processi collegati ai massacri compiuti nel luglio 1995 per mano serba di migliaia di musulmani nell'enclave della Bosnia orientale di Srebrenica.
da Adnkronos


Tutti i punti del piano di pace
Punto per punto, ecco il contenuto dell'accordo approvato da Belgrado, secondo una traduzione del testo in serbo

1 - Cessazione immediata e verificabile della violenza e della repressione nel Kosovo.
2 - Ritiro verificabile di tutte le forze militari, di polizia e paramilitari secondo un calendario rapido. (Nota in calce: calendario rapido, ad esempio, significa 7 giorni per un ritiro completo).
3 - Spiegamento sotto l'egida dell'Onu, di una presenza internazionale, civile e di sicurezza, che agisca in base alle decisioni adottate sulla base dello Statuto dell'Onu.
4 - Una presenza di sicurezza internazionale, con una sostanziale partecipazione della Nato, che sarà spiegata sotto un comando e un controllo unificati e che avrà il compito di garantire un clima di sicurezza per l'insieme della popolazione del Kosovo e di facilitare il ritorno dei rifugiati.
5 - Creazione di una amministrazione provvisoria, come parte della presenza civile internazionale decisa dall'Onu, che assicuri al Kosovo una sostanziale autonomia nell'ambito della Federazione jugoslava.
6 - Dopo il ritiro, personale serbo e jugoslavo potrà tornare con i seguenti compiti: collegamento con missione civile e militare internazionale, individuzione e bonifica dei campi minati; presenza a tutela dei luoghi simbolo del patrimonio serbo; presenza ai principali valichi di confine.
(Nota in calce: lo spiegamento avverrà sotto controllo internazionale e sarà di qualche centinaia, non migliaia).
7 - Ritorno in condizioni di sicurezza e di libertà dei profughi e degli sfollati sotto la supervisione dell'Unhcr e accesso libero al Kosovo per le organizzazioni umanitarie.
8 - Processo politico che porti a un accordo quadro ad interim, che
assicuri una amministrazione autonoma al Kosovo e che tenga conto dei principi dell'intesa di Rambouillet, della sovranità e della integrità territoriale della Federazione jugoslava e degli Stati della regione, oltre che della smilitarizzazione dell'Uck.
9 - Approccio globale allo sviluppo economico della regione, tra cui il varo di un Patto di stabilità per la regione.
10 - La cessazione delle attività militari comporterà l'accettazione di quanto delineato qui di seguito.
(Nota in calce: altri aspetti saranno definiti in un successivo accordo tecnico-militare in cui verranno precisati, tra l'altro, i compiti e il ruolo del personale serbo e jugoslavo che opererà in Kosovo. La sospensione delle attività militari avrà luogo quando l'inizio del ritiro sarà cominciato e sarà
verificabile). 

** Nel testo diffuso a Belgrado, non compare una seconda nota in calce contenuta invece in un testo diffuso a Colonia da fonti della Ue in cui che afferma tra l'altro che, secondo la Nato, il comando della forza internazionale dovrebbe avere la Nato «al suo centro». Il contingente russo, invece, non sarà posto sotto comando Nato e il suo rapporto con la presenza internazionale verrà definito da accordi successivi.
(da Il Sole 24 ore)



La guerra nei Balcani
Le origini storiche del conflitto
 
Come ha avuto origine la crisi

Firmati l’11 dicembre 1995 gli accordi di Dayton che riportavano la pace in Bosnia-Erzegovina (o, almeno, avviavano un processo di faticosa pacificazione tra Croazia e Serbia), si è quasi immediatamente aperto il fronte meridionale della crisi dell’ex Jugoslavia, che a sua volta può essere considerato la causa scatenante del processo di dissoluzione del Paese. Fulcro della contesa - com’era stato previsto fin dal 1989-90 da molti osservatori, da quando cioè il Governo serbo aveva imposto un duro governo diretto della regione con la presenza massiccia di polizia ed esercito - è l’effettivo controllo della provincia del Kosovo, autonoma fin dal 1974, abitata per circa il 90% da un’etnia albanese ma considerata dai Serbi una sorta di santuario intangibile e irrinunciabile, culla del sentimento nazionale e nazionalistico del Paese. Presso Pristina, nella Piana dei merli, l’esercito serbo era stato infatti sbaragliato nel 1389 da quello turco aprendo la strada a mezzo millennio di oppressione ottomana.

Questo secondo fronte è stato dunque innescato dalla reazione della popolazione di origine albanese alle misure repressive, dapprima sotto forma di disobbedienza civile, con la creazione di strutture scolastiche, culturali, sanitarie ed economiche alternative a quelle ufficiali serbe (rigidamente negatrici di ogni specificità diversa da quella del potere dominante), poi, in un crescendo vertiginoso di repressione e forme sempre più diffuse di resistenza, con la creazione nel 1993 di un Fronte di Liberazione, l’Uck. Esso dal 1996 è in grado di condurre operazioni belliche di crescente complessità che l’hanno portato a controllare, prima dello scoppio delle ostilità con la Nato, tra il 50 e l’80% del territorio, grazie a una consistenza che ormai raggiungeva, secondo le stime, i 10-15mila uomini.
da "Il Sole 24Ore"


ALGERIA, un incubo senza fine
nuove stragi
ALGERIA: TERRORISTI ISLAMICI UCCIDONO 12 CONTADINI
Algeri, 21 ott.2000(Adnkronos/Mak/Dpa) - Un altro massacro perpetrato da terroristi islamici in Algeria. Circa venti estremisti armati hanno ucciso 12 abitanti di un villaggio di montagna, in gran parte donne e bambini, a 210 chilometri a ovest di Algeri e hanno rapito una ragazza di 18 anni. Altre due persone sono state uccise dall'esplosione di una bomba in un villaggio 100 chilometri a est della capitale. Infine altri due uomini, appartenenti alle squadre di autodifesa dei villaggi, sono stati uccisi in un agguato lungo una strada della Cabilia, regione particolarmente ostile ai terroristi, a est di Algeri. Nei giorni precedenti, le squadra ''patriottiche'' di autodifesa avevano ucciso undici terroristi islamici in varie parti del paese.



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