il MEDITERRANEO

nella letteratura

 

Hoda Barakat, nata in un villaggio di montagna del nord del Libano, è di religione cristiano maronita. Ha studiato a Beirut e si è laureata in letteratura araba poco prima dello scoppio della guerra civile nel 1975; ha partecipato attivamente al dibattito politico che ha animato la capitale all'inizio degli anni '70. Dal 1989 vive a Parigi.
In una guerra civile, per uccidere un nemico, lo devi conoscere. Questa conoscenza intima della tua vittima è una fonte di violenza che si raddoppia all'infinito. Il nemico sei tu, e questo fa molto più male. (dalla Postfazione del volume di Hoda Barakat, Malati d'amore, Jouvence 1997) 

Mohamed Choukri è nato nella regione poverissima del Rif, in Marocco, nel 1935. Analfabeta fino a vent'anni, è diventato celebre nel 1973, con il romanzo autobiografico Il pane nudo, subito tradotto in italiano, francese ed inglese. Autore di novelle e di un libro su Jean Genet, Choukri vive oggi a Tangeri dove sta lavorando ad una biografia dello scrittore Paul Bowles.
 Se c'era qualcuno di cui desideravo la morte, quello era naturalmente mio padre. Lo odiavo come odiavo chiunque potesse, anche alla lontana, rassomigliarli. Non riesco più a ricordare quante volte l'ho ucciso in sogno. Rimaneva una sola cosa da fare: ucciderlo nella realtà. (da: Mohamed Choukri, Il pane nudo, Theoria 1989)

Assia Djebar è considerata la più importante scrittrice maghrebina; è stata la prima donna regista del cinema algerino. Nata nel 1936 a Cherchell in Algeria, ha studiato ad Algeri, poi a Parigi. Dopo un precoce esordio nell'attività di scrittrice, si dedica al cinema. Il suo primo film La Nouba des Femmes du Mont Chenoua, riceve nel 1979 il Gran Premio della Critica Internazionale al Festival del Cinema di Venezia. Numerose le sue pubblicazioni che affrontano la storia delle donne arabe mettendo a confronto l'identità individuale e la coscienza collettiva dell'Algeria.
"Testa di giovane donna con gli occhi bendati, il collo rovesciato, i capelli tirati - la caligine della stanza stretta impedisce di vederne il colore - castano chiaro, anzi ramati, è così Sarah? no, neri no... La pelle sembra trasparente, una perla di sudore su una tempia..."
(da: Assia Djebar, Donne d'Algeri nei loro appartamenti, Giunti Barbèra 1988)

Abdellatif Laâbi è nato a Fez in Marocco nel 1942.
Nel 1966 ha fondato la rivista "Souffles" che ha avuto un ruolo considerevole nel rinnovamento culturale del Maghreb. Ha trascorso otto anni in carcere, condannato per reati d'opinione. Dopo la sua scarcerazione, avvenuta grazie a una forte pressione internazionale, si è trasferito in Francia. Attualmente vive in Marocco.

"Awdah. Sto per dire la cosa più dura. Vedi, quando consideri la prova come un tutto e la svisceri per riconoscere il luogo dove il bastone colpisce, le piaghe che bisognerà esibire perché la memoria serva al futuro, la vecchia pelle delle illusioni perdute, e tutti i momenti in cui ci si è potuti trovare a un crocevia di tabulae rasae, c'è un punto nodale a cui dobbiamo arrestarci, se vogliamo arrivare al cuore dell'esperienza."
(da: Abdellatif Laâbi, Ordalia. Marocco: un viaggio alla conquista della libertà, Selene 1995)


  Il Mediterraneo di Fernand Braudel

Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione

Il Mediterraneo di F. Braudel *, rimane sicuramente una delle opere più significative dedicate al nostro grande mare interno, ai suoi scenari suggestivi e alle sue genti. Pagine pulsanti, da cui non si può prescindere se si vuole comprendere e respirare appieno quella mediterraneità che ha illuminato la storia di questo pianeta. E' un libro che non può mancare nella nostra biblioteca personale, piccola o grande che sia. Ne riportiamo quì solo qualche passo introduttivo dell'Autore.

M e d i t e r r a n e o

"In questo libro, le imbarcazioni navigano; le onde ripetono la loro canzone; i vignaioli discendono dalle colline delle Cinque Terre, sulla riviera genovese; in Provenza e in Grecia si bacchiano le olive; i pescatori tirano le reti sulla laguna di Venezia; i carpentieri costruiscono barche, uguali oggi a quelle di ieri… E ancora una volta, guardandole, ci ritroviamo fuori dal tempo.

… Che cos'è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l'Islam turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell'abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d'Egitto. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell'ultramoderno: accanto a Venezia, nella sua falsa immobilità, l'imponente agglomerato industriale di Mestre; accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell'arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all'estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare.

Tutto questo perché il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante. Le credete mediterranee. Ebbene, a eccezione dell'ulivo, della vite e del grano -autoctoni di precocissimo insediamento- sono quasi tutte nate lontano dal mare. Se Erodoto, il padre della storia, vissuto nel V secolo a.C., tornasse e si mescolasse ai turisti di oggi, andrebbe incontro a una sorpresa dopo l'altra. "Lo immagino", ha scritto Lucien Febvre, "rifare oggi il suo periplo del Mediterraneo orientale. Quanti motivi di stupore! Quei frutti d’oro tra le foglie verde scuro di certi arbusti - arance, limoni, mandarini, - non ricorda di averli mai visti nella sua vita. Sfido! Vengono dall’Estremo Oriente, sono stati introdotti dagli arabi. Quelle piante bizzarre dalla sagoma insolita, pungenti, dallo stelo fiorito, dai nomi astrusi - agavi, aloè, fichi d’India -, anche queste in vita sua non le ha mai viste. Sfido! Vengono dall’America. Quei grandi alberi dal pallido fogliame che pure portano un nome greco, eucalipto: giammai gli è capitato di vederne di simili. Sfido! Vengono dall’Australia. E i cipressi, a loro volta, sono persiani, Questo per quanto concerne lo scenario. Ma quante sorprese, ancora, al momento del pasto: il pomodoro, peruviano; la melanzana, indiana; il peperoncino, originario della Guyana; il mais, messicano; il riso dono degli arabi; per non parlare del fagiolo, della patata, del pesco, montanaro cinese divenuto iraniano, o del tabacco.". Tuttavia, questi elementi sono diventati costitutivi del paesaggio mediterraneo: "Una Riviera senza aranci, una Toscana senza cipressi, il cesto di un ambulante senza peperoncini... che cosa può esservi di più inconcepibile, oggi, per noi? (Lucien Febvre, in Annales", XII, 29). E a voler catalogare gli uomini del Mediterraneo, quelli nati sulle sue sponde o discendenti di quanti in tempi lontani ne solcarono o ne coltivarono le terre e i campi a terrazze, e poi i nuovi venuti che di volta lo invasero, non se ne trarrebbe la stessa impressione che si ricava redigendo l’elenco delle sue piante e dei suoi frutti? Nel paesaggio fisico come quello umano, il Mediterraneo crocevia, il Mediterraneo eteroclito si presenta al nostro ricordo come un’immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un’unità originale. Come spiegarla? Come spiegare l’essenza profonda del Mediterraneo? Sarà necessario moltiplicare gli sforzi. La spiegazione non risiede soltanto nella natura, che pure molto ha operato in tal senso, né soltanto nell’uomo, che ha ostinatamente legato insieme il tutto, ma del confluire dei favori e delle maledizioni - numerosi entrambi - della natura e degli sforzi molteplici degli uomini, ieri e oggi. In un susseguirsi interminabile, insomma, di casi, incidenti, reiterati successi. Il fine di questo libro è di dimostrare che tali esperienze e tali successi si comprendono soltanto se considerati complessivamente, e soprattutto che devono essere posti a raffronto, che spesso è opportuno esaminarli alla luce del presente, che è a partire da quanto si vede oggi che si può giudicare e capire l’ieri - e viceversa. Il Mediterraneo è una buona occasione per presentare un "altro" modo di accostarsi alla storia. Il mare infatti, quale lo conosciamo e lo amiamo, offre sul proprio passato la più sbalorditiva e illuminante delle testimonianze."

F.Braudel


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