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Vendicari
da una recente ricognizione subacquea della Fondazione Mediterranea coordinata dal biologo marino Vincenzo Putrone |
Quando, forniti di adeguata attrezzatura subacquea, ci immergiamo nelle limpide acque ci si presenta in tutta la sua bellezza il dominio bentonico, vale a dire l’insieme di organismi che vivono sul fondo, rimanendo ad esso ancorati (come le alghe) o spostandosi lentamente (come i ricci). Il fondo non è omogeneo ma in alcune aree è costituito da rocce (fondi duri) in altre da distese di sabbia e limo (fondi mobili). Questa diversità morfologica favorisce la diversità specifica, dal momento che ogni specie richiede un particolare ambiente.
Iniziamo ora il nostro
viaggio lungo i fondali di Vendicari
descrivendone i principali abitanti. Quelli più appariscenti e,
là dove domina la luce solare, più abbondanti sono i vegetali.
Ricordiamo che i vegetali sono organismi autotrofi, vale a dire non hanno
bisogno di altri organismi per vivere. Infatti utilizzano l’energia della
radiazione solare per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in zuccheri
con liberazione di ossigeno. Questo processo (in realtà assai complesso)
è noto come fotosintesi clorofilliana perché richiede la
presenza di un pigmento detto clorofilla. I vegetali marini sono principalmente
le alghe nelle quali gli organi riproduttivi non sono racchiusi
in strutture speciali (fiori) come si verifica nei vegetali più
complessi (fanerogame o piante con fiori). Tuttavia, anche se con un minor
numero di specie anche le fanerogame sono presenti in mare.
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Le ALGHE (Macroalghe)
La gran parte delle alghe marine sono unicellulari e vivono sospese nella massa d’acqua (fitoplancton), qui ci occuperemo solo delle alghe pluricellulari. Queste appartengono a gruppi diversi, tutti possiedono clorofilla ma ognuno associa ad essa altri pigmenti.
Nelle Feoficee o Alghe Brune oltre alla clorofilla
sono
presenti le ficoxantine e xantofille dal caratteristico colore
giallo-bruno. Queste alghe sono dominanti tra i 15 ed i 20 metri di profondità.
Preferiscono generalmente substrati duri.
Le Rodoficee o Alghe Rosse possiedono anche la
ficocianina
e
la ficoeritrina dal caratteristico color rosso.
Sono le meno esigenti nei riguardi dell’ intensità luminosa
e per questo motivo si spingono molto in profondità. Nel Mediterraneo
sono state rinvenute oltre 150 m. di profondità.
Infine nelle Cloroficee o Alghe Verdi, alla clorofilla
sono associati carotenoidi. Sono queste le alghe più esigenti
in fatto di luce esse infatti dominano nei primi 10 metri di profondità.
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Padina pavonica
L. (Gaill.)
Classe: Feoficee Ordine: Dictiotali Famiglia: Dictiotacee Genere: Padina |
Caratteristica per i suoi talli (*
) arrotondati espansi in zone concentriche e un pò elicoidali, spesso
di colore biancastro per la presenza di incrostazioni calcaree. E’ tipica
dei substrati duri ai quali si fissa mediante rizoidi (*
).Vive bene nei mari temperati e caldi, in zone riparate e ben illuminate
da pochi cm. fino a circa 15 m. di profondità, raggiunge un’altezza
di 15 cm. È particolarmente abbondante nel Mediterraneo meridionale.
Si riproduce in estate. Tollera bene il riscaldamento dell’acqua e una
luminosità intensa ma non sopporta emersioni, anche se di durata
limitata.
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Caulerpa prolifera
Forsk. (Lamoroux)
Classe: Cloroficee Ordine: Sifonali Famiglia: Caulerpacee Genere: Caulerpa |
Specie fotofila (* ) dell’ infralitorale (* ), è più diffusa nel Mediterraneo meridionale che in quello settentrionale. Vive in ambienti fangosi o sabbiosi da 1 fino a circa 20 m. di profondità, spesso in prossimità di Padina e Posidonia con le quali costituisce una successione Padina-Caulerpa-Posidonia in funzione della profondità. Nei fondali di Vendicari abbiamo trovato ben rappresentata questa successione con praterie di Padina a bassa profondità, seguite da quelle a Caulerpa per poi terminare in favolosi poseidoneti. Il tallo è costituito da un’unica cellula e si presenta in forma di stolone strisciante da cui si dipartono rizoidi che ancorano l’alga al fondo, e numerose ramificazioni laminari e lanceolate, simili a foglie, lunghe fino a circa 20 cm. e larghe fino a 2 cm. di colore verde chiaro e di consistenza coriacea a causa di una spessa cuticola. Preferisce mari caldi o temperati e quando trova condizioni favorevoli (alta temperatura e nutrienti (* )), forma delle bellissime ed estese praterie. La riproduzione avviene in primavera prevalentemente per via asessuata con l’emissione di nuove fronde e nuovi rizoidi.
Purtroppo diversi studi effettuati nel Mediterraneo hanno mostrato che
Caulerpa
prolifera è in diminuzione. Questo fenomeno non ha avuto finora
una spiegazione esauriente. E’ stato ipotizzato che esso possa essere conseguenza
della competizione da parte di specie esotiche quali Caulerpa taxifolia,
di recente introduzione nel Mediterraneo per spiegare la diminuzione nel
mar Ligure e Caulerpa racemosa (Forsk.), nei bacini meridionali.
Quest’ultima è una specie di origine indo-pacifica, giunta attraverso
il Canale di Suez, segnalazioni della sua presenza risalgono agli anni
60. A Vendicari Caulerpa racemosa è per ora presente in piccole
quantità e solo in qualche zona, ma fuori dalla Riserva la sua presenza
e veramente notevole, come per esempio nei fondali intorno al Capo Murro
di Porco vicino Siracusa. Questa situazione suggerisce la necessità
di un monitoraggio nella riserva di Vendicari.
LE FANEROGAME–Gruppo
Angiosperme
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Posidonia oceanica
L. (Del.)
Classe: Monocotiledoni Ordine: Elobie Famiglia: Posidoniacee |
Come detto in precedenza le fanerogame sono vegetali molto evoluti. Essi presentano un elevato grado di differenziamento dei tessuti e strutture complesse. In essi si distingue un fusto con foglie e radici. Tuttavia l’adattamento alla vita marina ha prodotto particolari variazioni morfologiche: le foglie sono divenute nastriformi mentre i fusto è ridotto ad una rosetta basale. Posidonia oceanica si riproduce principalmente per via asessuata vegetativa, ma anche per via sessuata (impollinazione "idrofila"(* )) grazie al possesso di fiori ermafroditi. Al termine della fioritura (settembre-ottobre) i peduncoli che portano i fiori si allungano e dopo 6-9 mesi (primavera-estate), si ha la maturazione del frutto, molto simile ad una oliva ma un po’ più grande e di colore brunastro, detta proprio oliva di mare; che dopo un periodo di galleggiamento si deposita sul fondo dando, se le condizioni ambientali sono favorevoli, origine ad una nuova pianta. Le olive di mare in primavera-estate si possono trovare sulle spiagge. La fioritura però non si verifica tutti gli anni, sembra che essa sia legata ad un riscaldamento delle acque, come indicherebbe il fatto che i fiori sono generalmente più visibili e frequenti nei mari meridionali, più caldi. Endemica del Mediterraneo, P. oceanica affonda le proprie radici nei fondi mobili situati tra circa 1 fino a 40 m. di profondità, determinando il limite inferiore del piano infralitorale. Essa costituisce estese praterie, e se si considera che su ogni metro quadrato di prateria si possono contare fino a 1000 ciuffi fogliari ciascuno con 5-6 foglie, che producono fino a 14 litri di ossigeno al giorno, si capisce l’enorme importanza di questa pianta nell’ecosistema marino. Alcuni studi basati sull’osservazione delle radici hanno mostrato che Posidonia può vivere anche 8 secoli. Le foglie, che possono raggiungere il metro e mezzo di lunghezza, agiscono come trappole per il materiale in sospensione trasportato dalle correnti. Ne consegue che in presenza di Posidonia il tasso di sedimentazione risulta più elevato. Con il passare del tempo l’accumulo di detrito determina un sollevamento del fondo e la prateria appare costituita da una sorta di isolotti ("mattes") separati da canali ("intermattes"). Quando si trova in prossimità della riva, la prateria costituisce una efficace barriera frenante il moto ondoso e quindi protegge in modo efficace il litorale da fenomeni erosivi. In autunno-inverno sotto l’azione delle onde le foglie di Posidonia si staccano (sembra che questo fenomeno sia favorito dall’accumulo sulla foglia di epibionti(* )) dalla pianta e vengono accumulate, spesso in grandi quantità, a riva, dove si possono rinvenire delle palle di circa 5-8 cm di diametro dette egagropili formate dall’azione dei moti ondosi sui frammenti delle foglie. Le praterie di Posidonia rappresentano per molte specie un ottimo luogo per deporre le uova ed è utilizzato dagli stadi giovanili per accrescersi (area di "nursery"(* )), si tratta, infatti, di un ambiente ben ossigenato, ricco di cibo ed al riparo dai predatori. Appare evidente la necessità di azioni tendenti alla loro protezione. Purtroppo nel corso degli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva rarefazione delle praterie di Posidonia. Sebbene le cause del fenomeno non siano sempre chiare, esso può essere messo in relazione con l’azione antropica sempre più intensa, a disturbi di origine meccanica (pesca a strascico, discariche), a cambiamenti idrologici, a scarichi fognari, a inquinamenti vari ed anche a variazioni climatiche. La particolare sensibilità di questo vegetale alle condizioni ambientali lo hanno fatto considerare un vero e proprio bio-indicatore (*) dello stato di salute dell’ambiente marino. Appare quindi evidente la necessità di azioni di salvaguardia, per proteggere questo prezioso bene per i nostri mari costituito dalla Praterie di Posidonia oceanica.
In margine a questa nota sui vegetali di Vendicari desideriamo accennare
al rinvenimeto fatto nel corso delle immersioni effettuate con l'équipe
subacquea della Fondazione Mediterranea, di un interessante
mollusco: la ciprea Luria lurida.
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Luria lurida L.
Phylum: Molluschi Classe: Gasteropodi Ordine: Mesogasteropodi Famiglia: Cipreidi |
Nel Mar Mediterraneo sono presenti 5 specie appartenenti a questa famiglia: Schilderia achatidea (Sowerby), Erronea caurica L., Erosaria spurca L., Zonaria pyrum (Gmlin), e Luria lurida L. Le prime due sono da sempre abbastanza rare; le altre, un tempo generalmente comuni, sono ora sempre più difficili da trovare. E’ per questo che l’aver rinvenuto a Vendicari numerosi esemplari di Luria lurida, ci ha piacevolmente sorpreso.
Luria lurida vive su fondali rocciosi e su fondali a coralligeno da pochi m. fino a circa 40 m. di profondità, riparata in anfratti o grotte; è prevalentemente notturna e si ciba di spugne, tunicati, antozoi, piccoli crostacei ma anche di alghe. I sessi sono separati e una volta l’anno depone le uova sotto forma di masserelle gelatinose attaccate agli scogli. Le dimensioni sono di circa 5 cm. e la colorazione è in genere verdastra ma anche rossiccia. Il mantello è diviso in 2 lobi che ricoprono tutta la conchiglia e le danno il particolare espetto lucente e liscio. La conchiglia è priva di opercolo (*).
La bellezza e la lucentezza vitrea delle conchiglie hanno reso le cipree particolarmente ricercate dai collezionisti. In italiano le cipree sono chiamate "Porcellane" non per la somiglianza con la porcellana vera e propria bensì per la somiglianza con i genitali esterni delle porcelle, fu solo quando si cominciò ad importare le porcellane dall’Oriente che se ne paragonò l’aspetto con quello delle cipree "Porcellane". Il nome stesso, Ciprea, fa riferimento all’isola di Cipro ritenuta nell’antichità residenza della Dea della bellezza e dell’amore Venere. Nell’antichità classica le prime raffigurazioni di conchiglie risalgono alla civiltà Minoica di Creta: nel grande palazzo di Cnosso troviamo rappresentate Argonauta argo, e specie dei generi Charonia, Tritonis e Cassis. Aristotele fu il primo a nominare le conchiglie nei suoi libri, ed alcuni dei suoi nomi, nella successiva forma latina, sono tuttora usati (Purpura, Haliotis, Nerita, Solen e Tellina). Successivamente per quasi due millenni nessuno parla più di conchiglie e per ritrovare qualcosa bisogna aspettare il XIV secolo, quando in uno manoscritto del monaco Cybo d’Hyères si trovano rappresentate conchiglie. Ma è solo nel 1616 che a Roma venne pubblicata la prima opera a stampa dedicata alle conchiglie, contenente studi del naturalista napoletano Fabio Colonna. L’età d’oro per le conchiglie si ha però nel Barocco, infatti in questo periodo si inizia un collezionismo delle conchiglie e fin dall’inizio particolarmente pregiate furono considerati i Coni e le Cipree.
Le Cipree sono molto diffuse nella regione indo-pacifica (mari tropicali), erano considerate molto importanti tanto che si usavano da tempi molto remoti come amuleti, monete, (Bengala, Siam), alcune di colore bianco erano considerate sacre (Isole Figi), altre erano riservate solo ai Re e ai Sacerdoti, nelle Maldive la raccolta era fatta solo da donne vergini 3 gg. dopo il plenilunio e prima della Luna nuova, in certe zone indo-pacifiche con 150 collane si Cipree si poteva comprare una moglie giovane e bella.
Bio-indicatore. Qualsiasi oggetto biologico che presenti qualche
caratteristica che possa essere correlata alla qualità dell’ambiente
(ad esempio il contenuto in metalli pesanti nei tessuti molli dei bivalvi
è correlabile alla presenza degli stessi nell’acqua).
Epibionte. Organismo che vive sopra una altro organismo che
viene utilizzato come substrato.
Fotofilo. Letteralmente che ama la luce. Si dice di organismi
che tollerano o richiedono alte intensità di luce.
Idrofilo. Letteralmente che ama l’acqua. In generale si dice
di organismi o processi che richiedono acqua.
Infralitorale. Spazio bentonico che si estende tra il limite
inferiore della bassa marea e la profondità alla quale scompaiono
le alghe fotofile o le fanerogame marine.
Nursery. Termine della lingua inglese, letteralmente
"camera dei bambini". Usato per indicare luogo particolarmente adatto allo
sviluppo degli stadi giovanili.
Nutrienti. Talvolta anche "micronutrienti". Ioni disciolti nell’acqua
necessari allo sviluppo dei vegetali, tipicamente ioni dei sali di azoto
e fosforo, ma a anche ioni contenenti silice che viene utilizzata dalle
Diatomee per il loro involucro ("frustulo").
Opercolo. Sorta di tappo corneo o calcareo, attaccato alle parti
molli o al piede, con il quale alcuni Gasteropodi possono chiudersi ermeticamente
all’interno della conchiglia.
Rizoide. Parte basale di certe alghe con la quale il vegetale
si ancora al substrato (non ha la funzione di assorbimento delle radici
dei vegetati superiori).
Tallo. Corpo vegetale non differenziato in speciali sistemi
di tessuti o organi.
Vincenzo Putrone, Biologo marino, Fondazione Mediterranea