* Vendicari
da una recente ricognizione subacquea della Fondazione Mediterranea
coordinata dal biologo marino Vincenzo Putrone
La Sicilia sud-orientale è interessata da un esteso sistema di zone umide tra le quali i Pantani di Vendicari sono quelle che, scarsamente antropizzate, conservano la maggiore integrità ambientale. Per questo motivo nel 1984 la Regione Sicilia li ha costituiti in Riserva Naturale ("Oasi Faunistica di Vendicari") affidandone la gestione all’Azienda Foreste Demaniali.
In questa nota ci occuperemo esclusivamente dei fondali marini della Riserva, descrivendo le principali forme di vita vegetale ed animale che in essi si possono osservare. Per la loro bellezza questi fondali si prestano, a nostro avviso, ad accogliere forme di ecoturismo subacqueo.

Quando, forniti di adeguata attrezzatura subacquea, ci immergiamo nelle limpide acque ci si presenta in tutta la sua bellezza il dominio bentonico, vale a dire l’insieme di organismi che vivono sul fondo, rimanendo ad esso ancorati (come le alghe) o spostandosi lentamente (come i ricci). Il fondo non è omogeneo ma in alcune aree è costituito da rocce (fondi duri) in altre da distese di sabbia e limo (fondi mobili). Questa diversità morfologica favorisce la diversità specifica, dal momento che ogni specie richiede un particolare ambiente.

Iniziamo ora il nostro viaggio lungo i fondali di Vendicari descrivendone i principali abitanti. Quelli più appariscenti e, là dove domina la luce solare, più abbondanti sono i vegetali. Ricordiamo che i vegetali sono organismi autotrofi, vale a dire non hanno bisogno di altri organismi per vivere. Infatti utilizzano l’energia della radiazione solare per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in zuccheri con liberazione di ossigeno. Questo processo (in realtà assai complesso) è noto come fotosintesi clorofilliana perché richiede la presenza di un pigmento detto clorofilla. I vegetali marini sono principalmente le alghe nelle quali gli organi riproduttivi non sono racchiusi in strutture speciali (fiori) come si verifica nei vegetali più complessi (fanerogame o piante con fiori). Tuttavia, anche se con un minor numero di specie anche le fanerogame sono presenti in mare.
 

Le ALGHE  (Macroalghe)

La gran parte delle alghe marine sono unicellulari e vivono sospese nella massa d’acqua (fitoplancton), qui ci occuperemo solo delle alghe pluricellulari. Queste appartengono a gruppi diversi, tutti possiedono clorofilla ma ognuno associa ad essa altri pigmenti.

Nelle Feoficee o Alghe Brune oltre alla clorofilla sono presenti le ficoxantine e xantofille dal caratteristico colore giallo-bruno. Queste alghe sono dominanti tra i 15 ed i 20 metri di profondità. Preferiscono generalmente substrati duri.
Le Rodoficee o Alghe Rosse possiedono anche la ficocianina e la ficoeritrina dal caratteristico color rosso.
Sono le meno esigenti nei riguardi dell’ intensità luminosa e per questo motivo si spingono molto in profondità. Nel Mediterraneo sono state rinvenute oltre 150 m. di profondità.
Infine nelle Cloroficee o Alghe Verdi, alla clorofilla sono associati carotenoidi. Sono queste le alghe più esigenti in fatto di luce esse infatti dominano nei primi 10 metri di profondità.
 
 
Padina pavonica L. (Gaill.)
Classe: Feoficee
Ordine: Dictiotali
Famiglia: Dictiotacee
Genere: Padina

Caratteristica per i suoi talli (* ) arrotondati espansi in zone concentriche e un pò elicoidali, spesso di colore biancastro per la presenza di incrostazioni calcaree. E’ tipica dei substrati duri ai quali si fissa mediante rizoidi (* ).Vive bene nei mari temperati e caldi, in zone riparate e ben illuminate da pochi cm. fino a circa 15 m. di profondità, raggiunge un’altezza di 15 cm. È particolarmente abbondante nel Mediterraneo meridionale. Si riproduce in estate. Tollera bene il riscaldamento dell’acqua e una luminosità intensa ma non sopporta emersioni, anche se di durata limitata.
 
 
Caulerpa prolifera Forsk. (Lamoroux)
Classe: Cloroficee
Ordine: Sifonali
Famiglia: Caulerpacee
Genere: Caulerpa

Specie fotofila (* ) dell’ infralitorale (* ), è più diffusa nel Mediterraneo meridionale che in quello settentrionale. Vive in ambienti fangosi o sabbiosi da 1 fino a circa 20 m. di profondità, spesso in prossimità di Padina e Posidonia con le quali costituisce una successione Padina-Caulerpa-Posidonia in funzione della profondità. Nei fondali di Vendicari abbiamo trovato ben rappresentata questa successione con praterie di Padina a bassa profondità, seguite da quelle a Caulerpa per poi terminare in favolosi poseidoneti. Il tallo è costituito da un’unica cellula e si presenta in forma di stolone strisciante da cui si dipartono rizoidi che ancorano l’alga al fondo, e numerose ramificazioni laminari e lanceolate, simili a foglie, lunghe fino a circa 20 cm. e larghe fino a 2 cm. di colore verde chiaro e di consistenza coriacea a causa di una spessa cuticola. Preferisce mari caldi o temperati e quando trova condizioni favorevoli (alta temperatura e nutrienti (* )), forma delle bellissime ed estese praterie. La riproduzione avviene in primavera prevalentemente per via asessuata con l’emissione di nuove fronde e nuovi rizoidi.

Purtroppo diversi studi effettuati nel Mediterraneo hanno mostrato che Caulerpa prolifera è in diminuzione. Questo fenomeno non ha avuto finora una spiegazione esauriente. E’ stato ipotizzato che esso possa essere conseguenza della competizione da parte di specie esotiche quali Caulerpa taxifolia, di recente introduzione nel Mediterraneo per spiegare la diminuzione nel mar Ligure e Caulerpa racemosa (Forsk.), nei bacini meridionali. Quest’ultima è una specie di origine indo-pacifica, giunta attraverso il Canale di Suez, segnalazioni della sua presenza risalgono agli anni 60. A Vendicari Caulerpa racemosa è per ora presente in piccole quantità e solo in qualche zona, ma fuori dalla Riserva la sua presenza e veramente notevole, come per esempio nei fondali intorno al Capo Murro di Porco vicino Siracusa. Questa situazione suggerisce la necessità di un monitoraggio nella riserva di Vendicari.
 

LE FANEROGAMEGruppo Angiosperme
 
Posidonia oceanica L. (Del.)
Classe: Monocotiledoni
Ordine: Elobie
Famiglia: Posidoniacee

Come detto in precedenza le fanerogame sono vegetali molto evoluti. Essi presentano un elevato grado di differenziamento dei tessuti e strutture complesse. In essi si distingue un fusto con foglie e radici. Tuttavia l’adattamento alla vita marina ha prodotto particolari variazioni morfologiche: le foglie sono divenute nastriformi mentre i fusto è ridotto ad una rosetta basale. Posidonia oceanica si riproduce principalmente per via asessuata vegetativa, ma anche per via sessuata (impollinazione "idrofila"(* )) grazie al possesso di fiori ermafroditi. Al termine della fioritura (settembre-ottobre) i peduncoli che portano i fiori si allungano e dopo 6-9 mesi (primavera-estate), si ha la maturazione del frutto, molto simile ad una oliva ma un po’ più grande e di colore brunastro, detta proprio oliva di mare; che dopo un periodo di galleggiamento si deposita sul fondo dando, se le condizioni ambientali sono favorevoli, origine ad una nuova pianta. Le olive di mare in primavera-estate si possono trovare sulle spiagge. La fioritura però non si verifica tutti gli anni, sembra che essa sia legata ad un riscaldamento delle acque, come indicherebbe il fatto che i fiori sono generalmente più visibili e frequenti nei mari meridionali, più caldi. Endemica del Mediterraneo, P. oceanica affonda le proprie radici nei fondi mobili situati tra circa 1 fino a 40 m. di profondità, determinando il limite inferiore del piano infralitorale. Essa costituisce estese praterie, e se si considera che su ogni metro quadrato di prateria si possono contare fino a 1000 ciuffi fogliari ciascuno con 5-6 foglie, che producono fino a 14 litri di ossigeno al giorno, si capisce l’enorme importanza di questa pianta nell’ecosistema marino. Alcuni studi basati sull’osservazione delle radici hanno mostrato che Posidonia può vivere anche 8 secoli. Le foglie, che possono raggiungere il metro e mezzo di lunghezza, agiscono come trappole per il materiale in sospensione trasportato dalle correnti. Ne consegue che in presenza di Posidonia il tasso di sedimentazione risulta più elevato. Con il passare del tempo l’accumulo di detrito determina un sollevamento del fondo e la prateria appare costituita da una sorta di isolotti ("mattes") separati da canali ("intermattes"). Quando si trova in prossimità della riva, la prateria costituisce una efficace barriera frenante il moto ondoso e quindi protegge in modo efficace il litorale da fenomeni erosivi. In autunno-inverno sotto l’azione delle onde le foglie di Posidonia si staccano (sembra che questo fenomeno sia favorito dall’accumulo sulla foglia di epibionti(* )) dalla pianta e vengono accumulate, spesso in grandi quantità, a riva, dove si possono rinvenire delle palle di circa 5-8 cm di diametro dette egagropili formate dall’azione dei moti ondosi sui frammenti delle foglie. Le praterie di Posidonia rappresentano per molte specie un ottimo luogo per deporre le uova ed è utilizzato dagli stadi giovanili per accrescersi (area di "nursery"(* )), si tratta, infatti, di un ambiente ben ossigenato, ricco di cibo ed al riparo dai predatori. Appare evidente la necessità di azioni tendenti alla loro protezione. Purtroppo nel corso degli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva rarefazione delle praterie di Posidonia. Sebbene le cause del fenomeno non siano sempre chiare, esso può essere messo in relazione con l’azione antropica sempre più intensa, a disturbi di origine meccanica (pesca a strascico, discariche), a cambiamenti idrologici, a scarichi fognari, a inquinamenti vari ed anche a variazioni climatiche. La particolare sensibilità di questo vegetale alle condizioni ambientali lo hanno fatto considerare un vero e proprio bio-indicatore (*) dello stato di salute dell’ambiente marino. Appare quindi evidente la necessità di azioni di salvaguardia, per proteggere questo prezioso bene per i nostri mari costituito dalla Praterie di Posidonia oceanica.

In margine a questa nota sui vegetali di Vendicari desideriamo accennare al rinvenimeto fatto nel corso delle immersioni effettuate con l'équipe subacquea della Fondazione Mediterranea, di un interessante mollusco: la ciprea Luria lurida.
 
 
Luria lurida L.
Phylum: Molluschi
Classe: Gasteropodi
Ordine: Mesogasteropodi
Famiglia: Cipreidi

Nel Mar Mediterraneo sono presenti 5 specie appartenenti a questa famiglia: Schilderia achatidea (Sowerby), Erronea caurica L., Erosaria spurca L., Zonaria pyrum (Gmlin), e Luria lurida L. Le prime due sono da sempre abbastanza rare; le altre, un tempo generalmente comuni, sono ora sempre più difficili da trovare. E’ per questo che l’aver rinvenuto a Vendicari numerosi esemplari di Luria lurida, ci ha piacevolmente sorpreso.

Luria lurida vive su fondali rocciosi e su fondali a coralligeno da pochi m. fino a circa 40 m. di profondità, riparata in anfratti o grotte; è prevalentemente notturna e si ciba di spugne, tunicati, antozoi, piccoli crostacei ma anche di alghe. I sessi sono separati e una volta l’anno depone le uova sotto forma di masserelle gelatinose attaccate agli scogli. Le dimensioni sono di circa 5 cm. e la colorazione è in genere verdastra ma anche rossiccia. Il mantello è diviso in 2 lobi che ricoprono tutta la conchiglia e le danno il particolare espetto lucente e liscio. La conchiglia è priva di opercolo (*).

La bellezza e la lucentezza vitrea delle conchiglie hanno reso le cipree particolarmente ricercate dai collezionisti. In italiano le cipree sono chiamate "Porcellane" non per la somiglianza con la porcellana vera e propria bensì per la somiglianza con i genitali esterni delle porcelle, fu solo quando si cominciò ad importare le porcellane dall’Oriente che se ne paragonò l’aspetto con quello delle cipree "Porcellane". Il nome stesso, Ciprea, fa riferimento all’isola di Cipro ritenuta nell’antichità residenza della Dea della bellezza e dell’amore Venere. Nell’antichità classica le prime raffigurazioni di conchiglie risalgono alla civiltà Minoica di Creta: nel grande palazzo di Cnosso troviamo rappresentate Argonauta argo, e specie dei generi Charonia, Tritonis e Cassis. Aristotele fu il primo a nominare le conchiglie nei suoi libri, ed alcuni dei suoi nomi, nella successiva forma latina, sono tuttora usati (Purpura, Haliotis, Nerita, Solen e Tellina). Successivamente per quasi due millenni nessuno parla più di conchiglie e per ritrovare qualcosa bisogna aspettare il XIV secolo, quando in uno manoscritto del monaco Cybo d’Hyères si trovano rappresentate conchiglie. Ma è solo nel 1616 che a Roma venne pubblicata la prima opera a stampa dedicata alle conchiglie, contenente studi del naturalista napoletano Fabio Colonna. L’età d’oro per le conchiglie si ha però nel Barocco, infatti in questo periodo si inizia un collezionismo delle conchiglie e fin dall’inizio particolarmente pregiate furono considerati i Coni e le Cipree.

Le Cipree sono molto diffuse nella regione indo-pacifica (mari tropicali), erano considerate molto importanti tanto che si usavano da tempi molto remoti come amuleti, monete, (Bengala, Siam), alcune di colore bianco erano considerate sacre (Isole Figi), altre erano riservate solo ai Re e ai Sacerdoti, nelle Maldive la raccolta era fatta solo da donne vergini 3 gg. dopo il plenilunio e prima della Luna nuova, in certe zone indo-pacifiche con 150 collane si Cipree si poteva comprare una moglie giovane e bella.



GLOSSARIO

Bio-indicatore. Qualsiasi oggetto biologico che presenti qualche caratteristica che possa essere correlata alla qualità dell’ambiente (ad esempio il contenuto in metalli pesanti nei tessuti molli dei bivalvi è correlabile alla presenza degli stessi nell’acqua).
Epibionte. Organismo che vive sopra una altro organismo che viene utilizzato come substrato.
Fotofilo. Letteralmente che ama la luce. Si dice di organismi che tollerano o richiedono alte intensità di luce.
Idrofilo. Letteralmente che ama l’acqua. In generale si dice di organismi o processi che richiedono acqua.
Infralitorale. Spazio bentonico che si estende tra il limite inferiore della bassa marea e la profondità alla quale scompaiono le alghe fotofile o le fanerogame marine.
Nursery. Termine della lingua inglese, letteralmente "camera dei bambini". Usato per indicare luogo particolarmente adatto allo sviluppo degli stadi giovanili.
Nutrienti. Talvolta anche "micronutrienti". Ioni disciolti nell’acqua necessari allo sviluppo dei vegetali, tipicamente ioni dei sali di azoto e fosforo, ma a anche ioni contenenti silice che viene utilizzata dalle Diatomee per il loro involucro ("frustulo").
Opercolo. Sorta di tappo corneo o calcareo, attaccato alle parti molli o al piede, con il quale alcuni Gasteropodi possono chiudersi ermeticamente all’interno della conchiglia.
Rizoide. Parte basale di certe alghe con la quale il vegetale si ancora al substrato (non ha la funzione di assorbimento delle radici dei vegetati superiori).
Tallo. Corpo vegetale non differenziato in speciali sistemi di tessuti o organi.

Vincenzo Putrone, Biologo marino, Fondazione Mediterranea